| Un dovere di tutti |
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Il mio timore, infatti, era che una scelta di ordine etico, dunque squisitamente personale, potesse diventare, anche senza volerlo, un fatto propagandistico e scivolare verso finalità diverse da quella reale, che è stata e resta la denuncia di una pratica di malcostume politico introdotta nell’attività parlamentare.
Alla fine mi sono deciso per due motivi, che vorrei rendere espliciti. Il primo è la consonanza di coloro che mi hanno scritto sulle ragioni che mi hanno indotto ad un atto di responsabilità non facile, per le implicazioni anche umane che esso comporta. Viviamo un momento in cui sembra che non solo le leggi, ma anche le regole di comportamento non esistano più. Sembra che tutto sia permesso a chi ha spregiudicatezza e mezzi sufficienti per raggiungere i suoi obiettivi. Costi quel che costi.
Spesso ci diciamo che purtroppo una parte sempre più larga di opinione pubblica si sta abituando a questo nuova “costituzione materiale” e che sta diminuendo pericolosamente la capacità di reagire, di sdegnarsi. Ebbene, i messaggi dimostrano che non è così. Il rischio naturalmente esiste, ma vi sono tra noi ancora molti portatori di anticorpi utili per salvaguardare i presupposti etici della nostra vita democratica. I messaggi, dunque, sono importanti non per l’apprezzamento che contengono ma per il messaggio civile che esprimono. Ed è bene che per questo siano conosciuti. Il secondo motivo nasce da una riflessione che da un po’ di tempo vado facendo, non senza qualche turbamento.
Denunciando pubblicamente la sollecitazione a saltare da uno schieramento politico e parlamentare all’altro, in cambio della promessa di rielezione e di una cospicua somma di denaro non ho ritenuto di fare un gesto - un bel gesto -, ma semplicemente il mio dovere di eletto che ha assunto verso chi l’ha votato un impegno di rappresentanza e di coerenza. Per questo, come molti sanno, sono finito in prima pagina sui giornali e in prima linea nell’informazione radio-televisiva. E’ semplicemente stupefacente. La notizia non è quella dell’indegna compravendita di deputati e senatori che da tempo Berlusconi e il Centrodestra stanno facendo.
Un mercato conosciuto da tutti, come ha confermato in una battuta, poi purtroppo rimangiata, il Presidente Casini. La notizia è che qualcuno abbia ritenuto di fare il suo dovere denunciando la cosa. Mi chiedo continuamente in questi giorni: “Siamo veramente arrivati a questo punto? Siamo veramente al punto che il Parlamento, la prima istituzione di una democrazia rappresentativa, possa essere investito da una pratica degenerativa così acuta e non si generi un moto di naturale e spontanea reazione nei canali di informazione, nell’opinione pubblica, tra gli stessi membri di questa istituzione che, a prescindere dalla loro collocazione politica, non vogliono essere assimilati a questi comportamenti? La moralità e la correttezza della vita istituzionale possono diventare una bandiera dell’opposizione o non dovrebbero essere semplicemente il dovere di tutti?”.
Quando la vita istituzionale e politica si sposta su territori tanto infidi e paludosi, è tempo allora di lanciare l’allarme e stringersi tutti insieme per evitare che la stessa democrazia vada incontro ad una pericolosa deriva. Credo che sia utile che queste riflessioni non restino in ognuno di noi, nella testa dei tanti sinceri democratici che pure esistono a tutti i livelli della società, in Italia e all’estero. E’ necessario, invece, renderle palesi e dirle tra noi, in modo che diventino orientamento comune, respiro della vita democratica. Abbiamo avuto di recente una prova bellissima nella manifestazione delle donne “Se non ora quando?”. In essa lo sdegno si è coniugato con le idealità e con il dialogo collettivo. Nessuno si scoraggi, dunque, anzi ognuno faccia nel suo piccolo il possibile. Ecco, questa è una delle ragioni che, per quanto mi riguarda, mi hanno indotto a pubblicare questi messaggi e ad offrire ospitalità in questo sito a quanti vorranno dire la loro opinione su queste cose. Gino Bucchino
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